giovedì 20 novembre 2008

Oggi vacanza (rieditato)





Giovedì è giorno di vacanza per i volontari. Quindi gita in centro. Si inizia con un espresso Lavazza da 50 rupie proprio dietro a Sudder Street. Ben concentrato, è solo troppo acidulo. Poi Sudder Street, la via dei volontari e degli stranieri. Ogni 50-100 passi ci si ferma per convenevoli con altri volontari in libera uscita.. Proprio a fianco del Hotel Maria c'è un “posto di ristoro” dove molti si fermano a mangiare (io non lo farei mai e poi mai). Un rickshaw man (altrimenti noto come uomo cavallo) insiste per portarci a Mother House. Gli compro per 50 rupie il campanello e fiero del mio trofeo nello zaino continuo il giro accompagnato dal mio sommesso scampanellio. New Market è meno affollato di quanto ricordi, forse perchè le 11:00 del mattino non è l'ora di punta. Anche i procacciatori sono meno insistenti del solito. Sono insieme a Laura (Genova) e Gaudia (Besana Brianza), appena arrivate da Dajerliing, una ragazza austriaca e Christian. Andiamo a comprare fusilli Ponte, olio Sasso, wurstel Tulip e pomodori freschi per farci una pasta fresca per cena.

Puntata finale da Curio per cambiare i soldi. Lo ritrovo sempre ben nutrito, florido. E' un buon venditore, gentile, ci offre un ottimo chai con la cannella e piazza una pashmina e un braccialetto d'argento (non antico, “vecchio”, dice lui). Pranzo da un cinese. Già non mi piacciono in Italia perché li reputo sporchi, figuriamoci qui. Denuncio di essere affetto da gastroenterite e proclamo a voce alta: “Diarrhea, much diarrhea” prima di ordinare del riso bianco, semplice riso bianco. Il gestore mi compatisce e me la cavo con 20 rupie. Non prendo nulla invece in un altro locale nella via che congiunge New Market con Sudder Street (proprio a fianco del Lytton – ah, che nostalgia!). Mi dicono sia famoso per il caffè freddo ma io non so dare conferma.
Questa giornata invece di giovarmi mi ha stancato e innervosito per la sua inutilità. Che differenza c'è fra fare due passi nel centro di Kolkata e all'Arengario? Vado a letto di cattivo umore e fatico a prendere sonno anche perché fa caldo e nel sacco lenzuolo si suda.

mercoledì 19 novembre 2008

Niente foto

Al momento mi e' difficile fotografare. Non trovo il tempo e la concentrazione.
Cerco di tamponare la carenza con una foto ripresa all'interno di un autobus.


Ci vogliono almeno 30-45 minuti per andare a Kalighat. Tutto vibrazioni, clacson, spintoni, frenate brusche (non e' necessario avvisare di tenersi ben attaccati). I momenti clou sono la salita e la discesa. Un rapido cenno d'intesa con il bigliettaio appeso fuori dalla porta a caccia di passeggeri e il mezzo accenna a fermarsi. Ma non si ferma sempre: spesso rallenta solo e si deve salire al volo. Piu' problematica la discesa. Ti devi avvicinare e allora il bigliettaio batte tre colpi contro la porta (e' la prenotazione). Il mezzo si ferma e bisogna scendere rapidamente. Meglio essere i primi, perche' se non c'e' chi sale con un ruggito il potente Tata riparte.

Il viaggio continua

17 Novembre 2008
"Che cosa ci faccio qui?"
La mattina a Nirmal Hriday è trascorsa seguendo la scia di questo pensiero e mi e' sembrato di riscoprire l'emozione di offrire.
Nel pomeriggio iscrizione. Bisogna andare a Shishu Bavan, a poche centinaia di metri da Mother House. Non c'era Sister Karina perché ammalata. In sostituzione Sister Margaret, dolce e sorridente come tutti i coreani.

Il giaciglio


18 Novembre 2008
“Che cosa sei disposto a dare?”
Ebbene la missione non è romanticismo. E' un continuo offrirsi, mettere in gioco la propria disponibilità dai disagi minimi fino ad arrischiare la propria salute.
Francamente sono impreparato.

Buffo e imbarazzante momento di volontariato. Sono arrivati 3 esterni con ferite ai piedi. Allora mi hanno messo proprio all'entrata e lì ho cominciato a pulire piedi e ferite. In vetrina, sotto gli occhi di un pubblico attento. Speriamo giudice benevolo. Certo se penso che bisognerebbe rimanere nell'ombra...

Dopo una giornata piena a Kalighat ci voleva un ristorante italiano (Ice and Fire. Io che ho sempre dichiarato a voce alta che mangiare gli spaghetti fuori dall'Italia era da idioti e che bisogna adattarsi al cibo locale, dopo tre giorni di riso scotto e verdure bollite (“vegetables” suona meglio), consigliato da una bergamasca che mi ha assicurato “Sono buoni”(quelli di Bergamo sanno cosa sono gli spaghetti?), ebbene ho ordinato un piatto di spaghetti al pomodoro. Ebbene non erano scotti: questo e la fame hanno fatto sì che li mangiassi tutti nonostante il pomodoro fosse in realtà una salsa indegna. Ottima come sempre la Kingfisher, birra indiana di gran classe (non conosco altre marche, sia inteso).


Simpatica la conclusione della serata quando una volontaria, dall'accento ticinese, non ha voluto dividere e ha pagato solo la sua pizza (240 rupie) a fronte di un costo medio di 380 rupie (7 euri). Niente di grave. Avendoci allietato la serata con i racconti delle sue opere di misericordia fra Calcutta, Cambogia e altri paesi forse avrebbe meritato il pasto gratuito.

19 Novembre 2008
La notizia del giorno è la partenza di padre Agostino, sudcoreano che avevamo incontrato già a Febbraio scorso. Dopo un anno torna nel suo paese, stanco ma felice (come parrebbe proprio). Messa a Nirmal Hriday e festa di ringraziamento. Commozione mal trattenuta al canto di saluto: ti ringraziamo con il cuore, ti abbiamo nel cuore, ci mancherai e ti benediciamo.
Beh, verrebbe da dire che la Chiesa ha un buon pastore (e non solo per le pecorelle sudcoreane).

domenica 16 novembre 2008

Alla fine sono arrivato. Alle 3 di notte ho subito riconosciuto l'odore della città, il caldo umido, le zanzare, lo smog visibile alla luce dei fari delle automobili. Non c'erano i corvi ad accogliermi: troppo presto. Ne ho visto un gruppetto che si spartiva un succulento ratto di 30-35 centimetri, vittima del traffico.
Monica House certo non è il Lytton. Si trova nel complesso della chiesa di St. James. E' in ristrutturazione e quindi un assonnato Bobby mi accompagna in una dependance (diamole un tono) con un sano profumo di disinfettante ospedaliero.



Mi invita a coricarmi in una stanza con 6 brande. Sarei solo. Anche alla luce tenue il materasso mi pare inaccettabile. Mi faccio forza e impongo di accedere alla stanza provvisoriamente definitiva, a costo di svegliare Christian. Busso e un meraviglioso accento veneto mi accoglie. Inizia così questo soggiorno. Due brande in 15 metri quadri, con bagno annesso e doccia solo ad acqua fredda. Provvisoria perché è previsto di tornare a Monica House non appena terminano i lavori, definitiva perché i lavori sono molto a rilento.

Alle sei e mezza di nuovo in piedi con l'assordante, familiare crocidare dei corvi a cui si uniscono i latrati dei cani e il canto del gallo (che non poteva mancare). Colazione con the bollente nero e pane tostato. Poi corriera 45B per Kalighat.
L'effetto rientro è meno intenso del previsto. Pare non siano trascorsi più di otto mesi. Mi oriento subito. Due ospiti mi riconoscono e mi salutano. L'hanno scampata. Uno mi abbraccia. Sister Amila mi da il suo benvenuto e si comincia. Sono un po' arrugginito e ho la sensazione di trovarmi in un area confusa fra il ricordo e la realtà. Mi accorgo che lo sguardo cerca i segni e i volti che ho lasciato. Probabilmente è questione di tempo, un residuo del primo giorno e passerà presto.

Alla Messa delle 10:00 si parla di talenti di mettere a frutto. Speriamo sia di buon auspicio.

venerdì 14 novembre 2008

E' ora di tornare



Ogni viaggio inizia con una domanda. Non sempre un viaggio solo basta per arrivare ad una risposta. Bisogna che la realtà soffi via i ricordi e tutto ritorni all'esperienza diretta, viva. Solo così, forse, si può capire se l'intuizione e la risposta coincidono.
E' ora di tornare.

martedì 4 novembre 2008

Autunno 2008

In queste ultime settimane ho ripreso a frequentare il parco e ritrovato intatta l'accoglienza della tolleranza, forse dell'indifferenza. Comunque accoglienza.



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giovedì 30 ottobre 2008

Ad occhi aperti


Avevo già scritto un un precedente post di questa esperienza di set fotografico per la copertina del DVD del corto "Ad occhi aperti", prodotto dal Gruppo Intervento di Monza e presentato al VI Festival del Cinema Nuovo di Gorgonzola.

La storia è semplice. La fantasia ci permette di abbandonare temporaneamente la dimensione condivisa che chiamiamo realtà e di librarci là dove ci porta il desiderio. Non è fuga o rifugio: è vivere la nostra dimensione personale, intima. Il corto ha ottenuto il premio alla miglior regia.

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domenica 12 ottobre 2008

Autunno in B&W

Troppo facile fotografare d'autunno! Da quando ormai esco solo con la Leica mi ha preso la mania del bianco e nero. Ecco allora l'esercizio di rappresentare l'autunno in B&W.



lunedì 6 ottobre 2008

La via dei colori si sta illuminando


I primi giorni d'autunno hanno un fascino particolare, all'alba, quando la luce radente esalta i primi colori autunnali.

venerdì 3 ottobre 2008