martedì 5 febbraio 2008

Una Domenica a Kolkata

La sveglia la danno alle cinque i corvi con i loro crocidii.

Obiettivo della mattina raggiungere la fantomatica chiesa cattolica di Sant'Agnese.

In realtà dopo un'ora di cammino la chiesa indicata ieri dalla guida Malina era Sant'Andrea, di confessione battista. Indicazione del locale: andate avanti sempre dritti. Ci appare una chiesa bianca e azzurra con tanto di statua della Madonna. Chiusa e per di più mormone!

Abbandonato l'obiettivo Sant'Agnese, la prima meta della giornata è stato il BBD (dove le B stanno per Binoy e Badai e la D per Dinesh, tre martiri per l'indipendenza). Quartiere tipicamente old british style senza particolari emozioni da ricordare, fatto salvo che ci siamo persi più volte prima di arrivarci.

Da bravi turisti abbiamo visitato la St. John's Church (imponente chiesa del 1787, come la definisce la guida Lonely Planet), siamo passati di fronte alla casa del Governatore (l'attuale è il nipote di Gandhi), allo stadio di cricket (Calcutta Cricket Ground), alla stazione delle corriere (spettacolo davvero interessante con tanto di manifestazione), a Fort William (insignificante visione dall'esterno perché è occupato dai militari) per arrivare all'Hooghly River e al ponte monoarcata, simbolo della ingegneria locale. Qui ci siamo persi.

Un taxi puzzolente e sporco guidato (?) da un autista senza denti e dalle gengive rosse ci ha raccolti sotto un cavalcavia e per 100 rupie ci ha portati vicino al parco Maidan, dove, finalmente seduti, abbiamo osservato giocare a cricket centinaia e centinaia di locali (solo uno sparuto gruppo ai margini del parco tentava di palleggiare).

In sintesi una giornata da guida turistica con l'avventura di perdersi.

Alcune annotazioni:

  • per allontanare i professionisti dell'elemosina, utile dire “No” con accento tedesco; uno di loro se ne è andato via subito mormorando fra i pochi denti “German”;

  • i turisti in generale e quelli italiani in particolare sono davvero pochi; in tutta la giornata abbiamo incontrato solo due connazionali;

Per finire la giornata la cena: dopo una attenta discussione con Emilio, cameriere del noto locale Blue Sky, nel tentativo di ordinare spaghetti di soia con verdura (quelli cinesi, insomma) ci siamo visti arrivare un bel piatto di spaghetti alla bolognese con aggiunta di salsa di agnello. Non male.


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sabato 2 febbraio 2008

2 Febbraio – Kolkata

Per il momento nessuna impressione, solo cronaca.

Ho letto che la città è cambiata dai tempi della Città della Gioia. Mi sembra vero. Ieri sera, nell'ora e mezzo necessaria per raggiungere Sudder Street (il centro), - con un traffico che riuscirebbe a mettere in difficoltà un napoletano -, ho visto tanti neon con la pubblicità di banche, immobiliari (“Ideal villas for your ideal life”; “Merril's Green Twin Towers”), Vodafone, centri commerciali (New Market, Pantaloon). Immagini di indiani occidentalizzati, ancora in contrasto con la gente che si incontra per strada ( come obiettivo di vita?).

Oggi giro turistico classico: tempio Birla Mandir, dedicato a Laxskmi Narayan, reicarnazione di Vishnu;Vittoria Memorial; Marble palace dove un ricco ha foderato la casa con i più svariati marmi e l'ha riempita di statue e quadri, incluso un Rubens e due enormi specchi belgi, fatti arrivare da tutto il mondo; St. Paul Cathedral, cattedrale anglicana; Kolkata panorama, dove in un'ora t'illustrano tutta la storia della città con ambientazioni e spettacolo multimediale.

La guida, Maline, ci ha detto che:

  • i diseredati sono tutti immigrati irregolari dal Bangladesh;

  • tutti gli abitanti di Kolkata hanno un cellulare;

  • ai giorni nostri chi andava a piedi ora prende l'autobus, chi usufruiva dell'autobus prende il taxi e chiamava il taxi si è preso un'auto propria; con l'avvento della nuova Nano tutti avranno una macchina!

Ci ha poi accompagnato (con celata resistenza?) alla Casa Madre dove abbiamo visitato la stanzetta (una brandina, un tavolo in legno grezzo, una scrivania in tre-quattro metri quadri) e il sepolcro in marmo di Madre Teresa.


1 Febbraio 2008 - New Delhi

La mia terza volta in India. Pensavo di essere un esperto e invece l'impatto è stato inaspettatamente forte. Una sensazione di estraneità e di rifiuto. E quando in albergo ho trovato un letto senza lenzuola, beh, mi sono scompensato. Ho dormito male e al mattino la prima immagine dalla finestra è stata di uno spazzino che raccoglieva l'immondizia aiutandosi con due assi di legno ho avuto un moto di disgusto.

E' vero che i ricordi tendono a essere piacevoli mentre la realtà è certamente più equilibrata.

Dopo un the nero forte (come si legge nei romanzi), abbiamo fatto un giro al Meena Bazaar, intorno alla moschea Jama Masjid, che avevamo già visitato nel 2006.

Dopo qualche incertezza nel caos dei risciò, tuk tuk, taxi, carretti, autobus e tanta, tanta gente ho ripreso a camminare con una soddisfacente familiarità. E' così sono tornate le sensazioni giuste confermando che l'India ricompensa la tolleranza e la capacità di addattamento.

mercoledì 30 gennaio 2008

É ora di partire

La casualità della disponibilità del volo ha fissato come data simbolica l'ultimo giorno di questo mese. “Vada nella sua amata India”, mi ha sollecitato Anna e io obbedisco.

Ho coltivato l'idea di questo terzo viaggio per mesi e, per la prima volta, ho studiato un itinerario fin quasi nei dettagli.

Solo due tappe: Calcutta e Varanasi.

Mia moglie e io trascorreremo quasi due settimane nella Città della Gioia. Leggo sia molto cambiata da quando Dominique Lapierre la descrisse. Tuttavia ci aspettiamo un impatto forte, che proverà la nostra capacità di tollerare.

La molla di questo viaggio è riassunta da questa frase di Madre Teresa, che accoglie l'eternauta con questa frase: "Look at our volunteers working here. They come from all over the world. They work in their respective countries to earn money, and then come here to serve others". Quando l'ho letta a Novembre scorso ero forse indifeso, certamente impreparato. E forse per questo, si è liberata una curiosità che non sono riuscito a dimenticare né a comprare con una donazione natalizia. Mi è piaciuta la disponibilità ad accogliere chiunque per ciò che sa fare, senza limiti di tempo, senza dover prenotare o appartenere ad una associazione. Solo se sei libero puoi scegliere con convinzione. Leggere le esperienze di Federica e di Angelo mi ha dato l'ultimo spintone. Da martedì 5 febbraio ne saprò di più.

La seconda e ultima tappa sarà Varanasi, la città sacra dove il corpo libera l'anima. Ho in mente la descrizione di Tiziano Terzani nel suo penultimo libro “Un altro giro di giostra”: “Dall'alto della terrazza del Ganges View guardavo ogni mattina il sole sorgere dall'altra riva del Gange e sulla mia riva la folla di fedeli chinarsi verso l'acqua...”.

Perché l'India? Nella cultura indiana la concezione del tempo è differente da quella occidentale; il passato, il presente e il futuro si confondono fra loro, l'ansia del domani pare indebolirsi permettendo di apprezzare il momento, di vivere la propria esistenza così da poter dire che ne è valsa la pena. Penso sia questo il motivo.

Due angeli del parco mi hanno regalato un Moleskine® nero. Sebbene davvero non mi appartengano le capacità di un Hemingway anche minore, vi trascriverò gli appunti viaggio.

Spero anche di riuscire ad aggiornare il sito con qualche fotografia in diretta: tenetemi d'occhio!

mercoledì 23 gennaio 2008

domenica 20 gennaio 2008

Nebbia

Come sempre paesaggi che si ritengono noti (e forse stranoti!) sorprendono per la capacità di mutare in ragione del tempo.
Cristalli di ghiaccio disegnano complicati ricami.

Rami e tronchi incrociano trame sul canvas mutevole della nebbia.
Giovani alberi in attesa di essere interrati sono segni precoci di una nuova primavera.


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giovedì 17 gennaio 2008

lunedì 14 gennaio 2008

Lo stritolatronchi

Nascosto nel parco ho incontrato questo selvaggio manufatto germanico capace di stritolare i tronchi.

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lunedì 7 gennaio 2008

Il porto di Cesenatico

Nelle giornate d'inverno è bello rivivere immagini apparentemente dimenticate.
La sequenza che presento è stata ripresa in un pomeriggio d'Ottobre 2007 al porto di Cesenatico. Era una giornata aperta, fresca all'ombra e di un tepore confortevole al sole. La mia attenzione è stata attratta dai particolari che poi ho cercato di evidenziare in fase di stampa.

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giovedì 3 gennaio 2008

L'era in sci da mo che aspetavum la nev

Era da tempo che aspettavamo la neve: sentita oggi da un signore che contento gironzolava in bicicletta sotto i fiocchi di neve. (Ovviamente la mia trascrizione è puramente basata su quello che ho sentito e di certo storpia il dialetto occidentale lombardo nella sua variante monzese)