Location: Baptist Missionary Society, Kolkata (India)
Durata: 1’ 04”
Audio: ambientale
lunedì 6 febbraio 2012
L’uscita dei volontari
C’è tempo per fare due chiacchiere e pianificare dove trascorrere la serata.
domenica 5 febbraio 2012
Il dispensario è chiuso di Domenica
La missione si trova fra la ferrovia e lo slum. Questa è solitamente la prima immagine. Un edificio grigio, circondato da un muro di cinta che confina con una discarica d’immondizie.
L’ingresso è sulla destra. Appena entrati è subito pace e si tollera volentieri la burbera Sister che affianca il guardiano all’ingresso. Occorre sempre mostrare il tesserino. Meglio passare dal guardiano, che sembra non faccia molto caso a quanto c’è scritto.
Mattinata a Kalighat, sempre bello, perché il contatto continuo facilita lo stabilirsi di quella forza empatica per cui troni perché non riesci a fare meno di questi fratelli che, per quanto sconosciuti, ti accolgono festosamente. Non importa il nome: ci si riconosce negli occhi e le lingue si mescolano fra loro stabilendo una reciproca comprensione. Magari con un po’ di confusione: ma che importa?
La maratona di solidarietà
Questa mattina, sempre più vicini ai costumi occidentali, la società bene di Calcutta organizzava una maratona di solidarietà.
Per completare il quadro, ieri la nota scrittrice Dacia Maraini era presente alla Fiera del Libro.
venerdì 3 febbraio 2012
Come è andata al dispensario?
Immagino qualcuno sia curioso di sapere dopo il mio post di lunedì scorso. Ho aspettato a rispondere in modo da poter fare un po’ di conoscenza. Visto che, giustamente, non è concesso fare fotografie, tento di dare un’idea anche senza l’ausilio delle immagini.
Ebbene martedì ho passato la mattinata a catalogare farmaci, scartando quelli scaduti. Un lavoro necessario, che richiede pazienza e umiltà. Per questo molto gradito per sedare ogni velleità autocelebrativa. Ammetto che sulla base delle esperienze precedenti non ho avuto nessuna obiezione da reprimere: e questo mi è sembrata una buona cosa.
Mercoledì sono arrivati circa 150-170 pazienti: gente che vive nei dintorni e chiede di essere vista e, soprattutto, di ottenere le medicine, che non possono permettersi, necessarie per continuare la terapia. Magari c’è anche qualcuno che cerca farmaci da rivendere: ma non contano. Il capannone di Shishu Bavan è ordinatamente suddiviso in quattro aree: bambini; adulti maschi e femmine, e medicazioni. Le Sister regolano il traffico in modo da dare un certo ordine, nonostante l’inevitabile accalcarsi della gente e i soliti furbini che tentano di passare avanti.
Il dialogo è tutto un programma: il paziente spiega in bengoli i suoi problemi alla Sister, che traduce in inglese per il medico. Per essere sicuro ho preso l’abitudine di ripetere ciò che ho compreso alla Sister. Talvolta è necessario fare anche un paio di “giri” prima di arrivare alla definizione dei problemi. C’è poi a disposizione una saletta per una visita più approfondita quando necessario. Il tutto dalle 8.30 alle 12.30-13.00.
Questa mattina era invece dedicata ai diabetici e domani ci verranno accolti i pazienti neurologici. Insomma, una bella organizzazione. L’ambiente é bello e sister Andrea, che è medico, guida tutti con pazienza, serenità e fermezza. E come dimenticare le infermiere: vengono da Argentina, Spagna, Canada e Lissone, indispensabili api operaie alla ricerca della medicina giusta, pronte a segnalare i casi che richiedono attenzione speciale.
Tutto perfetto? Mi sento di dire che la perfezione non è davvero di questo mondo e che fare al meglio qualcosa per rispondere a necessità che la società vuole ignorare (“niente soldi? niente medicine”) è una goccia d’acqua nell’oceano, per chiudere citando Madre Teresa.
Una esperienza coinvolgente da vivere secondo la raccomandazione: “tutto quel che fai fallo mettendoci il cuore, fallo per il Signore e non per gli uomini”. L’importante è servire ognuno e dedicare attenzione a tutti, soprattutto quando la stanchezza e la confusione malignamente suggeriscono di sveltire. A tener conto della produttività ci pensa già l’infaticabile sister Margaret, addetta al coordinamento e ai tempi-e-metodi.
giovedì 2 febbraio 2012
Il balzo in avanti
Kumartuli: il quartiere dei fabbricanti di statue
Pochi turisti, residenti curiosi e ospitali. Ecco un paio di scatti.
| La dea Kalì |
| Ritocco finale |
lunedì 30 gennaio 2012
Destinazione: Dispensario di Shishu Bhavan
Si è ripetuto quanto successo nei viaggi di Novembre 2008 e Gennaio 2010. Anche se il posto è diverso si ha la sensazione di non essere mai andati via, come se esistesse un filo conduttore che conserva memoria e prontamente la restituisce. Cambiano forse i volti, ma i sentimenti sono immutati.
Tutto come sempre. Invece nel pomeriggio, al momento della registrazione la Sister mi ha chiesto se volessi recarmi al dispensario di Shishu Bavan, la casa per i bambini abbandonati. Un momento di perplessità. Una frazione di secondo perché in qualche modo ero preparato e la decisione di non voltarsi indietro era già presa da tempo: si va dove c’è bisogno. Senza troppa paura.
La S. Messa delle 6.00
E’ vietato fotografare e quindi … niente immagini. Giusto un breve filmato sull’ultimo tratto prima di arrivare allo spiraglio di luce di Mother House.
domenica 29 gennaio 2012
sabato 28 gennaio 2012
Arrivato a Calcutta.
Ho cercato di riassumere il lungo viaggio in questo filmatino, tanto per rendere l’idea. Seconda scusa: un video alla buona, senza musiche di sottofondo o finezze "artistiche".
venerdì 27 gennaio 2012
giovedì 19 gennaio 2012
sabato 14 gennaio 2012
domenica 8 gennaio 2012
Per chi non se ne fosse accorto ...
Viene aggiornata abbastanza frequentemente: ogni tanto dateci un click!
