sabato 16 gennaio 2010

Via!

Prima tappa da Malpensa a Dubai. Volo Emirates perfettamente in  orario e ottimo servizio a bordo. Aeroporto di Dubai: un bagno nel lusso, con gli orologi pubblici marcati Rolex!

Dubai Airport

Approfitto della rete wireless gratuita, scarico la posta e chiamo casa. Concludo questo post circondato da indiani che si stanno affollando al gate. Va finire che qualcuno mi viene in braccio!

venerdì 15 gennaio 2010

Pronti …

Ormai basta lasciarsi andare lungo il pendio che, se organizzato in modo simil-teutonico, porta automaticamente al gate di partenza.

Ha fatto la sua comparsa in casa la valigia. E’ la stessa con cui sono andato in India nel 1991 e l’etichetta dell’albergo di Bhopal è ancora ben visibile. Le sue capaci valve presto ingloberanno cerotti, ferri chirurgici, farmaci, vestiti, …

Che dire? Così sia! L'importante è non dimenticare di portare con sé i buoni propositi, in particolare quello di ascoltare e offrire rispetto in silenzio, senza cedere al compiacimento.

Un caro amico mi ha scritto “un grande in bocca al lupo!”. Crepi!

mercoledì 13 gennaio 2010

Pronta la valigia?

La domanda che mi sento rivolgere con inquietante frequenza da chi incontro o sento al telefono. “Ma non sei già partito?” è la seconda (e tutte le volte mi domando se si tratti di una semplice distrazione o piuttosto di una certa fretta di liberarsi del sottoscritto).

No, la valigia è una questione last minute. Piuttosto tendo ad ammassare le cose man mano che mi vengono in mente.

Nell’ultimo post stavo parlando di sanitari. Due suggerimenti importanti: lasciare a casa i bagno schiuma/shampoo e non dimenticare la carta igienica. Partiamo da quest’ultima. Ebbene ho scoperto che a Calcutta la carta igienica, il doppio velo, la morbidezza e il pH neutro sono un bene di lusso, di quelli tassabili al 30%. I prezzi sono esorbitanti e la qualità ahimè è ben lontana dagli standard occidentali. Quindi due rotoloni in valigia sono un must. Si può fare spazio lasciando a casa, come dicevo, shampoo e bagni schiuma. Un paio di campioni sono sufficienti per la doccia all’arrivo. Poi si trova di tutto, incluse le marche a noi care ma ad un prezzo decisamente più conveniente. Lo stesso vale per il dentifricio e la saponetta.

Fra le prime cose accumulate ecco il lenzuolo a sacco. L’ho sperimentato la scorsa volta e l’ho trovato funzionale, confortevole (ricorda casa) e rappresenta una barriera contro gli eventuali animaletti (bed box) che si annidano nella piuma dei materassini. Questa pillola di saggezza nasce dall’esperienza sulla propria (mia) pelle.

Biancheria: niente roba costosa. I lavandai distruggono tutto! Immagino mastelli fumanti a 100 °C, pieni di soda, un bastone che gira e sfibra cotone e lana. E poi presse che schiacchiano ogni capo, lo assottigliano e lo stendono, come una piadina, completando l'opera di sfinimento. Il risultato è immaginabile: colori irrimediabilmente sbiaditi, bianchi ingrigiti e nessuna morbidezza: solo un ruvido stanco. Considerando che è bene cambiarsi spesso per evitare di portarsi addosso rigogliose colonie di batteri sconosciuti, penso sia ormai chiaro che l'intimo firmato, e la Lacoste è meglio rimangano a casa.

lunedì 11 gennaio 2010

Preparativi

Ormai mancano 6 giorni. Domenica prossima dovrei già essere nel primo pomeriggio calcuttiano.

La necessità di concentrarsi sui preparativi è di grande conforto. Che cosa si porta? Essendo al mio terzo viaggio posso vantare una certa esperienza (!) e, quindi, posso snocciolare alcune pillole di saggezza.

Soldi. Preferisco i contanti per coprire le spese di alloggio (alla Missione Battista chiedono 800 rupie per la camera e 350 per il dormitorio, colazione inclusa) e vitto (circa 250 rupie al giorno, volendo largheggiare con cibarie e bevande (inclusa la birra Kingfisher che è un momento di prezioso di conforto serale). Poi soldi per gli extra (inclusi i possibili regali). Il contante permette inoltre di gioire di una bella trattativa a Sudder Street. Torneremo sull’argomento; comunque oggi il cambio è 65 rupie per un euro, (un rapporto che da una sensazione di potenza contrattuale, vero?), e penso sia fattibile salire a 70 rupie.

Carte di credito? Sono prudente. Porto una di quelle ricaricabili da impiegare giusto in caso di bisogno. Temo i bancomat (ATM) locali. Ho sentito storie di macchine che erogano qualche centinaio di rupie in meno del dovuto (e poi come si fa a dimostrare che ha sbagliato? le macchine non sbagliano mai) e anche di banconote diciamo non regolari. Certamente storie ma…

E poi gli indiani sono troppo bravi con i computer!

Medicine e articoli sanitari. Immancabile l’Enterogermina, da prendere nelle prime settimane al mattino per dare tempo alla flora intestinale di abituarsi al nuovo ambiente, un antibiotico intestinale (Bimixin) e un antidiarroico se proprio ci tocca o non abbiamo resistito alla tentazione di assaggiare lo street food (meglio non dare mai retta agli amici che dicono che è sicuro!). Necessario un antinfiammatorio per l’immancabile laringo-tracheite che entro tre-quattro giorni manifesterà la più viva irritazione delle nostre mucose aeree nei confronti dello smog di Calcutta (poi, il catrame copre tutto e passa). Portarsi un antiacido è un segno di saggezza perché la combinazione fra l’inevitabile cibo speziato e la Coca Cola probabilmente ci farà provare una sera o l’altra un bel bruciore di stomaco. L’antibiotico ad ampio spettro di famiglia non deve mancare (niente mezze scatole ma dosi sufficienti per almeno 10 giorni di terapia).

Autan è fondamentale. Dopo le ansie da puntura di zanzare che hanno accompagnato il mio ultimo soggiorno, ho comperato due confezione di Autan Plus che secondo la réclame repelle zanzare, zecche e tafani. Una potenza! E poi Vape, che con il suo pungente odore chimico ci regala la tranquillità notturna.

Da ultimo una assicurazione malattia, tipo Europe Assistance. E’ un salasso da circa 150-200 euro ma gli ospedali privati indiani (quelli pubblici possono risultare rapidamente letali per un occidentale) sono cari e un giorno di ricovero viaggia intorno ai 200-300 euro. Quindi …

E questo è tutto per oggi.

giovedì 31 dicembre 2009

Chiusura d’anno

Un amico mi ha inviato un commento all’ultimo post offrendomi l’occasione di chiudere l’anno con una riflessione sulla domanda “Perché ci vai?”. Ha allegato uno scritto di Padre Aldo Trento, missionario in Paraguay. Ecco un brano che mi è subito sembrato, come dire, “vicino” tanto da venire fissato nella memoria e divenire spunto di riflessione.


Amici, capite quando quel “io sono Tu che mi fai” diventa carne e respiro quotidiano? … Ragione e fede camminano sempre unite. In fondo mi sembra che sia arrivato il momento in cui, se davvero vogliamo contribuire al benessere dell’uomo, il primo e unico obiettivo che la realtà impone a tutti noi è quello di mettersi al servizio di qualsiasi uomo, che è sempre e solo frutto di un amore infinito. E nessun passato, nessuna violenza subita, nessuna patologia, nemmeno psichica, che costui abbia sofferto potrà impedirgli di affermare che “io sono Tu che mi fai”.


Mi piace pensare che questa chiusura d’anno sia in realtà un momento di passaggio, senza soluzione di continuità, a un’esperienza più consapevole (più matura?) che stimola la curiosità e rinnova la volontà di continuare a ricercare.

Questo davvero mi pare un augurio di Buon Anno che estendo a tutti.

lunedì 28 dicembre 2009

Meno 3

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Eh si, è ufficiale: mancano ormai 3 settimane alla partenza per Calcutta. Dovrebbe essere la terza volta (il condizionale è d’obbligo a scopo scaramantico). L’immagine di Google maps mostra la Missione Battista dove alloggerò per qualche settimana. Si trova all’incrocio fra AJC Bose Road e Rippon Street, a pochi passi da Mother House. Mi dicono sia un posto più tranquillo di Monica House, dove ho sono stato alla fine del 2008. Vedremo.

Nessuno ormai mi domanda più “Perché ci vai?”. Per fortuna, perché non so rispondere. L’importante è agire e quindi ho deciso di non perdere tempo a cercare una risposta elaborata. La risposta vera, se c’è, verrà con l’esperienza di ogni giorno e sarà riconoscibile perché saprà dare un senso alla solitudine (che mi ha attanagliato la scorsa volta), trasformando il silenzio in ascolto. “Come sei fortunato”, ha esclamato F. quando gli ho comunicato la decisione di partire ancora. Francamente non riesco a trovare alcuna emozione che mi spinga a considerarmi fortunato. Meglio essere sinceri: un’emozione di vuoto  si associa all’idea del dormitorio, della sporcizia, della confusione e del caos, della lontananza, della stanchezza che ti coglie ogni sera e ti rendere difficile alzarti ogni mattino alle cinque e mezza, del rischio (e la paura) di beccarsi un “qualcosa”, della frustrazione di non saper far nulla. Ma ho proprio intenzione di partire perché questa è la sensazione che alla fine prevale e vince.

sabato 26 dicembre 2009

Inverno 2009

Un'aurora magnifica questa mattina ha dipinto di rosso il cielo. Poi le nubi hanno coperto il sole e, per completare l'opera, una ruota si è afflosciata. Ma tornando a piedi ho avuto modo di scorgere questi semi di una pianta sconosciuta e ho colto l'opportunità di una bella scansione invernale.

venerdì 25 dicembre 2009

E il mio Natale?

Forse abbiamo superato indenni gli stress commerciali o, invece, siamo esausti e non vediamo l'ora che passi per poterci concedere il nostro giusto riposo. Questo natale comunque passerà presto travolto dalla nostra superficiale irruenza. Nel rispetto delle tradizioni, un natale che non cambia nulla del nostro piccolo mondo dove ci piace, nonostante tutto, gravitare. E l'offerta di un qualcosa per un povero senza nome e senza volto , "tranquillamente" neutro per i nostri sentimenti, assolve alla richiesta di essere "più buoni", per un giorno.
Un quadro disincantato, diciamo realista? Forse fatalisticamente erroneo. Basta raccogliersi un attimo in se stessi. Può capitare in qualsiasi momento, all'improvviso. E allora lasciamoci andare: in quell'attimo una domanda semplice è in grado d'insinuarsi fra le nostre preoccupazioni e comparire in primo piano ai nostri occhi interiori: "E il mio Natale?"
Una domanda che chiede di riflettere, indipendentemente dal proprio credo, sull'opportunità di cambiare un piccolo qualcosa in se stessi e nel proprio rapporto con chi ci sta intorno. Ma sappiamo che una piccola, infinitesimale modifica è sufficnete per farci uscire dalla nostra orbita satellitare e, solo se lo vogliamo, se lo desideriamo veramente ci può indirizzare verso realtà dove potersi sentire d'aiuto, dove poter cogliere la sensazione di gioia che solo il donare incondizionato sa regalarci. Una realtà sempre esistita quanto nuova per noi, molto vicina a noi (indipendentemente da dove si trovi) perchè siamo in grado di viverla e di dare un nome e un volto a chi ha bisogno. Tranquilli, si puo' sempre tornare indietro anche se, è bene esserne coscienti, talvolta il viaggio è senza ritorno.

Madre Teresa di Calcutta aveva il dono di declinare concetti profondi, intimi con parole semplici e vere, riconoscibili da tutti indipendentemente dal proprio credo personale. Questo invito alla meditazione può essere utile per aiutare la domanda "E il mio Natale?" ad emergere, per un attimo.

E' Natale

E' Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.

E' Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.

E' Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

E' Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella poverà fisica e spirituale.

E' Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

E' Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta

lunedì 7 dicembre 2009

Roma, 5 dicembre 2009

Una giornata romana, da manuale: sole tiepido che ti fa dimenticare l'inverno alle porte. Turisti ovunque (dov'è la crisi?) da San Pietro a Campo dei Fiori, da Piazza Navona a San Paolo fuori le mura. Fatti quattro passi ti rilassi e puoi incominciare a fotografare.



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domenica 29 novembre 2009

Polenta ucraina

Giocando con i modelli di Markov, ho sviluppato un piccolo video che illustra uno dei tanti refusi del liguaggio T9 usato per comporre gli SMS. Eccolo. Sappiate comunque che la polenta ucraina esiste. Non so invece se sia più o meno buona di quella taragna.

Trame autunnali



Ultima domenica di Novembre. Non mi sembra ci sia molto da aggiungere. La frase più banale? "Ormai è Natale!" La domanda più ricorrente? "Dove vai a Capodanno?"
Bisogna superare il momento di sconforto di queste festività ricorrenti. Con la "f" minuscola. Un anno fa ero a Calcutta e contavo i giorni. Per tornare a casa. Oggi conto i giorni per partire. Ecco così mi piace.