martedì 12 marzo 2013

Giorni 8 e 9 - Un po' di tran tran

Le giornate scorrono veloci: al mattino dispensario e al pomeriggio Kalighat. Fa caldo e il viaggio in autobus del pomeriggio è una vera e propria mazzata. Le temperature massime sono stabili a 36-37°C e i locali dicono che il bello deve ancora venire. Parecchi girano con l'ombrello e anche i mendicanti si spostano all'ombra nelle ore più calde. Posto due immagini della piazza a Kalighat.
Vendita di colori rituali per il tempio della dea Kalì

L'ingresso di Nirmal Hidray, la casa dei moribondi

Giorno 7 - Kalighat

Qualche novità ma nessuna che meriti di essere menzionata.
Una sola immagine: il Crocifisso che domina la piazza e testimonia l'amore per il prossimo, per noi. E richiama gente di ogni professione da ogni continente. Soprattutto giovani: ed è segno di speranza.

lunedì 11 marzo 2013

Giorno 6 - Al villaggio


Tutti sul camion bianco-azzurro, mescolati a pacchi di biscotti, sacchetti di latte in polvere, integratori alimentari e farmaci. Dopo un'oretta di sussulti e scossoni arriviamo a Chack Ramnagar dove si sono raccolti dalle 5 del mattino qualche centinaio di persone, in maggioranza donne e bambini, che sono giunte a piedi, in bicicletta e in autobus dai villaggi circostanti dove non c'è energia elettrica, la povertà è assoluta e l'acqua manca nei mesi più caldi.












La parrocchia dove ci troviamo è sorta proprio per fornire acqua di pozzo offrendo un'alternativa gratuita all'impiego delle pozze d'acqua piovana per ogni scopo, incluso quello alimentare, con le conseguenze sanitarie facilmente immaginabili.
Tre file: maschi, femmine e donne con bambini. Ognuno racconta i propri malanni: spesso esagerando o anche inventando in modo da ricevere il maggior numero di farmaci per tosse, bruciore di stomaco, costipazione, pruriti e dolori vari. Le sister, generose e comprensive, sono abili nell'identificare chi ha bisogno di una visita: dominano asma, bronchite e scabbia. Dopo la fila per i farmaci c'è quella per i generi alimentari: è lunga e non mancano le liti e chi tenta di rimettersi in coda rischia un assalto di donne inferocite. Fuori dal cancello, che chiude alle 10, una piccola folla di ritardatari che sperano di sfuggire allo sguardo delle guardiane.
A mezzogiorno è tutto finito. L'odore, il sapore della povertà predomina sui sorrisi forzati delle foto ricordo.
Al ritorno a Sishu Bavan, come tradizione, c'era ad attenderci un pranzo con zuppa di patate, riso, pomodori, cetrioli, pollo e uova sode.
Tornato nella stanza numero sei, è mancata l'acqua. Ogni lamento o recriminazione mi sono apparsi per lo meno inopportuni.

venerdì 8 marzo 2013

Giorni 4 e 5


Giovedì di vacanza, che ho speso lavorando. Ho anche pagato l'affitto per 15 giorni e … mi sono un po' annoiato.
Le emozioni dell'arrivo sono già sbiadite e incominciano i giorni di attesa, quando sembra che non succeda niente. È la fretta di capire subito, mentre invece occorre tempo. Sono i giorni in cui bisogna dimostrare fermezza nei propri propositi senza lasciarsi cadere nel circolo vizioso dell'autocommiserazione, del "chimelafattofareepensarechestavocosìbene".
La disponibilità non è una volta per tutte, è un'offerta che si deve rinnovare ogni giorno, consapevoli che per quanto il sentiero sia appianato comunque è un po' in salita e si fa fatica. Mi è venuto in mente quanto molto tempo fa sono salito da La Thuille al ghiacciaio del Rutor. Superate le cascate il sentiero sale per un'ora e mezza senza sosta e senza offrire nulla da vedere: noia e fatica. Ero da solo e sarei potuto tornare indietro senza perdere la faccia … e invece avrei mancato la visione spettacolare del ghiacciaio che ti accoglie all'improvviso e ti lascia a bocca aperta per la meraviglia.

Venerdì ritorno al dispensario: tanti pazienti o parenti a ritirare le medicine per malattie neurologiche e psichiatriche. Un lavoro dietro le quinte che richiede molta attenzione per dispensare i farmaci giusti.
Nel pomeriggio sono andato a vedere due ospiti della nursery: c'ero stato anche l'anno scorso e ho incontrato la stessa giovane Sister. Mi ha colpito allora e oggi l'apprensione materna con cui accudisce i tanti neonati abbandonati o scampati all'aborto: non "come se fossero", sono davvero figli suoi.

Scrivere queste righe mi ha fatto bene. Adesso è ora di andare a nanna perché domani si va al villaggio.

giovedì 7 marzo 2013

Giorno 3


Ed ecco la visita generale: donne, uomini e bambini in ordine di numero per un totale di almeno 150 persone. In molti casi la richiesta si limita ad ottenere farmaci per asma, dolori, gastralgia, tosse. L'obiettivo è di ascoltare tutti senza farsi prendere dalla fretta ma senza fare troppo tardi per evitare di incorrere nelle proteste di chi arriva tardi e … gli sguardi preoccupati della Sister. Non è andata male grazie all'aiuto di un infermiere spagnolo, un esempio di buona volontà, e di una novizia che con pazienza traduceva sintomi e istruzione terapeutiche, frenando le richieste dei pazienti solleticati da scatole, barattoli e cartoni di farmaci esposti in bella vista.
È stato davvero simpatico incontrare gente che avevo conosciuto l'anno scorso, con tanto di sorrisi e saluti in lingue miste. Beh, in fondo è confortante.
Il fuoco per la colazione del mattino

Pomeriggio … doccia e riposo. Indispensabili anche perché inizia a far caldo. Siamo già a 35°C e le previsioni indicano che a fine mese supereremo quota 40°C. Per fortuna l'umidità è ancora accettabile.
Se ne è accorto anche il mio abituale rivenditore di acqua filtrata che dalla mattina alla sera ha aumento il prezzo da 16 a 18 rupie al litro.

mercoledì 6 marzo 2013

Giorno 2


Sveglia in tempo per arrivare in anticipo alla S. Messa delle 6.00. Ho bisogno di arrivare almeno mezz'ora prima per liberarmi via via delle distrazioni e … finalmente stupirmi del Crocifisso. Mi domando spesso perché sia un appuntamento irrinunciabile: la risposta è, come al solito, semplice: ascoltare la Parola al mattino sembra dare un senso compiuto a tutta la giornata, la valorizza come opportunità unica, da non mancare.


Colazione classica: tè nero molto zuccherato, pane tostato con marmellata di un bel rosso vivo artificiale, uovo sodo (scommetto che domani sarà fritto), banana. Peccato mancasse il giornale che viene tenuto da parte per una anziana ospite. Domani provo a chiedere.

Una Sister che mi ha invitato a pregare affinché venga eletto un Papa forte. Mi sono schermito invocando la volontà superiore: "Si, ma intanto prega!" mi ha ammonito con un accento tutto germanico.
La mattinata è poi trascorsa mettendo a posto un cumulo di campioni di medicinali tutti rovesciati su un tavolo: un ottimo esercizio per rinfrancare l'umiltà! Per fortuna ci sono molti volontari.

Pomeriggio dedicato allo shopping a New Market: una borsa di stoffa (lo so, è un po' osé ma, pazienza, sarà l'età), due camicie indiane di cotone bianco e naturale, un paio di pantaloni e ciabattine made in China. La parte più bella è il negoziato. Con le ciabattine mi sono veramente divertito: venti minuti per scendere da 700 a 300 rupie. Il venditore non era poi così contento … (ogni negoziazione ha una parte di crudeltà).

Poi di corsa all'appuntamento a Mother House per finire in bellezza.

martedì 5 marzo 2013

Giorno 1

Appena arrivato sono andato subito a Kalighat per consegnare l'antibiotico. Il viaggio in taxi è stato allucinante: si suppone di essere ormai abituati ma trascorrere un'ora in mezzo allo smog e al rumore assordante dei clacson è stato un autentico momento di insofferenza. Passerà.
Così come non ci si abitua a guardare fuori dal finestrino la gente sdraiata per strada, le baracche, i bambini che frugano nell'immondizia. Speriamo non passi: in fondo si viene qui perché è davvero più difficile ignorare la miseria, isolare la povertà, evitare di fissare lo sguardo sul volto di chi, drogato, ubriacone, mendicante professionista, comunque sia soffre.

Per dirla tutta avevo il desiderio di incontrare subito Teresa, che, come mi aspettavo, ho trovato al suo posto mentre stava medicando un paziente. È stato "naturale", come se non fosse trascorso più di un anno. Ho aspettato un attimo prima di chiamarla: "Ecco che cosa è la perseveranza", mi sono detto con ammirazione. Kalighat è sempre uguale anche se adesso è tutta ristrutturata. Maggiori notizie a breve.

Da Kalighat via verso BMS, la missione battista. Il tassista non conosceva dove fosse e voleva chiedere a un vigile; l'ho trattenuto e con una punta di orgoglio gli ho indicato la strada. Grandi saluti a cominciare dai guardiani (ma che memoria!). Ho preso possesso della stanza n. 6, nel vecchio edificio. In pratica un corridoio con due letti e il bagno (privato!) è fuori. Ah, la room 110 è tutt'altra cosa! Magari fra qualche giorno chiederò se è possibile trasferirsi nell'edificio nuovo. Per il momento BMS è al completo e non se parla.

Alle 3 del pomeriggio mi sono presentato a Sishu Bavan per la registrazione. Non pensavo ma c'erano almeno una sessantina di volontari, in maggioranza coreani e cinesi. Italiani due, spagnoli due: che sia un effetto della crisi?
Sister Margaret mi ha riconosciuto al volo: "Doctor Luigi!". Così (inevitabilmente) sono stato assegnato ancora al dispensario, ma ho negoziato di poter andare a Kalighat nei giorni in cui non sono necessario. Domani si incomincia e mercoledì ci sarà la visita generale, quando vengono aperte le porte a decine e decine di pazienti. E sabato prossimo tutti in camion al villaggio.

Per finire il momento migliore: Mother House. Me ne stavo seduto su una panchina all'ingresso quando si è avvicinata una sister che mi ha domandato "What are you looking for? Are you sick?" Mi domando quale dovesse essere il mio aspetto. L'ho tranquillizzata e abbiamo cominciato a parlare in italiano perché la Sister aveva trascorso due anni alla casa di Milano Baggio.
Certamente l'ora trascorsa in cappella mi ha rinfrancato nello spirito e anche nel corpo. Diciamolo, è il momento che preferisco.

Fa caldo ma nemmeno troppo: mi dicono che normalmente le temperature sono più elevate di 4-5 gradi. Vediamo e per il momento buonanotte.
Domani si incomincia. 

sabato 2 marzo 2013

Il quinto viaggio non è un semplice ritorno

Comincia domani. I ricordi sono ben fissi nella memoria tanto che mi sorprendo a percorrere mentalmente strade già note. Ma ho imparato che ogni viaggio si sviluppa lungo un percorso nuovo e unico. Mi propongo di imparare in umiltà, rifuggendo dalla tentazione di cadere nel "tanto ormai so già come andrà a finire". Non avrebbe senso partire e potendo sceglierei altri lidi per andare in vacanza.
Mi propongo di raccontare le esperienze quotidiane, per quanto ne sia capace e sia possibile, del privilegio, che mi è concesso, di vivere diversamente.
Cercherò di impegnarmi più che negli anni passati, perché con sorpresa ho constatato che tenere un diario è parte del viaggio, dissipa la solitudine e allarga l'orizzonte ad altri. Può essere una via per condividere il privilegio.

E poi da qualche tempo il sito è un po' giù di contatti ... cliccate, cliccate, cliccate!

lunedì 18 febbraio 2013

venerdì 1 febbraio 2013

Parco di Monza: ritorno di fiamma

Con sempre maggiore frequenza mi ritrovo a passeggiare al parco.
Le fotografie riprese con la tecnica HDR, High Dynamic Range, rivelano colori e sfumature nuove e sorprendenti. Tutte le 4 fotografie sono state scattate prima dell'alba (il sole era un po' in ritardo rispetto ai miei tempi).