mercoledì 6 febbraio 2008

5 Febbraio - Nirmal Hriday

Sveglia alle cinque e fuori dall'albergo mezzora dopo. Subito identificati dai taxisti appostati: “Mother House?” Ci rifiutiamo di riconoscere la nostra parte di business e via, a passo spedito, percorriamo strade ancora vuote, con gente addormentata sui marciapiedi. Comunque già qualcuno ha acceso il fuoco per preparare da mangiare o si appresta a farlo frantumando il carbone.

La messa inizia alle 6:00 puntuali. Arriviamo appena in tempo. Due terzi del salone è occupato dalle Sister e dalle novizie con Sister Nimala vicino ad una statua di Madre Teresa seduta in preghiera.
L'atmosfera è emotivamente intensa e coinvolgente.

Poi tutti a fare colazione insieme: chai (the e latte condensato), banana e pane. Gente che ride, che s'incontra: un simpatico, composto casino. Nel capannello degli italiani arriva una ragazza di Roma. “Sono sei anni che vengo qui. Adesso e per solo 5 giorni. Perché lo faccio? Mi piace, mi realizza, è meraviglioso”.

Per due ragazzi orientali, forse giapponesi, è l'ultimo giorno e questo prevede una cerimonia di saluto. Tutti intorno a battere ritmicamente cantando una canzone che dice: ti ringrazio con il cuore e mi mancherai. La ragazza scioglie le lacrime mentre il maschio fa la sua parte di duro sorridendo. Grande applauso finale.

Dopo la preghiera dell'apostolato di ringraziamento per il privilegio che ci viene offerto, si apre la serranda e ci troviamo in Bose Road. I gruppi si dividono a seconda della destinazione. Noi andiamo a prendere l'autobus 204 che ci porterà a Kalighat.


Eccoci a Nirmal Hriday, la Casa del Moribondo, situata proprio dietro il tempio alla dea Kalì e nel bel mezzo del quartiere di Kalighat. Giusto per dare un'idea, entrando subito a sinistra c'è la sala uomini, con una cinquantina di brande. Appena sulla destra si trova il centro operativo con la scrivania che fu di Madre Teresa. Poco più avanti si apre la sala a L rovesciata delle donne , con una sessantina di letti. Tutti letti sono occupati. Nella parte restante del piano terra si trovano il grande lavatoio e lo sgabuzzino dei medicinali e degli strumenti. Tutto l'ambiente è pulito, compatibilmente con il fatto di essere in India e in una Casa del Moribondo.


Che cosa si fa? Colazione, lavaggio delle stoviglie, lavaggio dei panni, pulizia degli ammalati, medicazioni e frizioni con creme occupano la prima parte della mattinata. Verso le 10 e mezza c'è una colazione per i volontari sulla terrazza al secondo piano con the, riso, pesce, pane, banane e gallette: un vero lusso! Poi via per distribuire il pasto e imboccare chi non è autonomo. Per finire lavaggio delle stoviglie. Verso la mezza o l'una liberi tutti.

Teresa è di Padova ed è un'infermiera in pensione. E' a Nirmal Hriday da 12 (dodici) anni e coordina tutta l'attività della sala uomini. Come è successo? Lo racconta lei stessa con semplice e invidiabile orgoglio. Un mese dopo essere andata in pensione si è regalata un viaggio di 20 giorni. Al quarto è arrivata a Kolkata, ha conosciuto Madre Teresa, ha salutato i compagni di viaggio e si è fermata qui. Da quel giorno torna a Padova a luglio, per fare le ferie.

Carlos è un castigliano che ho conosciuto durante il break di mezza mattina. Ha iniziato a venire qui 20 anni fa. Alla mia solita domanda sul perché continui a tornare risponde: “E' meraviglioso”.

5 Febbraio 2008 – Tardo pomeriggio

Per coerenza, nel pomeriggio abbiamo visitato il South Park Street Cemetery, che richiama il passato coloniale di Kolkata con i sepolcri dei più o meno celebri colonizzatori britannici. Qui riposa anche Elizabeth Jane Barwell famosa per essere stata la fanciulla più corteggiata della città. Ahimé mori appena due anni dopo essere convolata a nozze.

Per tirarci su il morale, gran finale di giornata al Flury, pasticceria di Park Street, dove abbiamo gustato la loro miscela di the e un croissant, davvero delizioso.

New Market

Ecco una delle aree commerciali di Kolkataworld.



Vero che basta un minuto per farsi un idea più che sufficiente?

martedì 5 febbraio 2008

4 Febbraio 2008 – Kalighat e Mother House


Kalighat è un tempio dedicato alla dea Kali, da cui deriverebbe l'attuale denominazione di Kolkata.

Vi regna sovrano tutto intorno il caos: gente che vende, mendicanti e fedeli si mescolano fra loro amalgamati dal suono dei clacson e dalle urla. Secondo la guida (sempre Lonely Planet) il costo della visita era di 100 rupie.

Accompagnati da un sacerdote (sedicente bramino) compiamo la nostra visita al tempio con:

  • visione della nera dea Kali con i suoi tre occhi giallo-rossi (passato, presente e futuro) e la lingua protesa all'esterno;

  • benedizione e apposizione del terzo occhio in mezzo alla fronte;

  • visita del ghat riempito di acqua del Gange (con foto);

  • preghiera degli sposi a Visnu con fiori, incenso e braccialetto giallo-rosso.

Il tutto per 1.000 rupie cadauno più mancia di 100 al sedicente bramino.

A parte l'inaffidabilità della guida, la visita è stata interessante e la cifra si dimenticherà presto.


A fianco del tempio si trova Nirmal Hriday, la Casa dei Moribondi fondata nel 1952 da Madre Teresa.

Insieme a Hon, giovine, alta, magra, occhialuta rappresentante della avanzante Cina che si era un po' persa e che abbiamo paternalmente raccolto, abbiamo volto i nostri passi verso AJC Bose Road, numero 54 dove si trova la Casa Madre delle Missionarie della Carità e dove ogni lunedì, mercoledì e venerdì alle 15:00 si registrano i volontari.

Alle due e mezza c'erano già un po' di persone. Facciamo gruppo con Elisa, veronese alla sua seconda esperienza, che ci anticipa che cosa succederà. “Perché sei tornata?”, le domando. Si emoziona, quasi le viene il groppo in gola. “E' bello”, riesce a rispondere.

Alla fine ci troviamo in più di cento persone, la maggior parte ragazzi cinesi, giapponesi, inglesi/irlandesi, francesi e spagnoli. Italiani solo noi tre. C'è un'aria sincera tutt'intorno. Rinfranca e rasserena vedere tanta gente decisa a spendersi per dedicare parte del loro tempo alla carità.

L'assegnazione ai diversi centri avviene, in linea di massima, per gruppi di nazionalità. Dopo un'ora e mezza, Sister Karina, pacioccosa messicana, ci domanda dove vogliamo andare. La risposta è preparata: dove c'è bisogno. Così siamo destinati a Nirmal Hriday. Riceviamo una tessera con una medaglietta della Madonna e un grazie per essere venuti.

Appuntamento domani mattina alle 6:00 per la messa.



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Una Domenica a Kolkata

La sveglia la danno alle cinque i corvi con i loro crocidii.

Obiettivo della mattina raggiungere la fantomatica chiesa cattolica di Sant'Agnese.

In realtà dopo un'ora di cammino la chiesa indicata ieri dalla guida Malina era Sant'Andrea, di confessione battista. Indicazione del locale: andate avanti sempre dritti. Ci appare una chiesa bianca e azzurra con tanto di statua della Madonna. Chiusa e per di più mormone!

Abbandonato l'obiettivo Sant'Agnese, la prima meta della giornata è stato il BBD (dove le B stanno per Binoy e Badai e la D per Dinesh, tre martiri per l'indipendenza). Quartiere tipicamente old british style senza particolari emozioni da ricordare, fatto salvo che ci siamo persi più volte prima di arrivarci.

Da bravi turisti abbiamo visitato la St. John's Church (imponente chiesa del 1787, come la definisce la guida Lonely Planet), siamo passati di fronte alla casa del Governatore (l'attuale è il nipote di Gandhi), allo stadio di cricket (Calcutta Cricket Ground), alla stazione delle corriere (spettacolo davvero interessante con tanto di manifestazione), a Fort William (insignificante visione dall'esterno perché è occupato dai militari) per arrivare all'Hooghly River e al ponte monoarcata, simbolo della ingegneria locale. Qui ci siamo persi.

Un taxi puzzolente e sporco guidato (?) da un autista senza denti e dalle gengive rosse ci ha raccolti sotto un cavalcavia e per 100 rupie ci ha portati vicino al parco Maidan, dove, finalmente seduti, abbiamo osservato giocare a cricket centinaia e centinaia di locali (solo uno sparuto gruppo ai margini del parco tentava di palleggiare).

In sintesi una giornata da guida turistica con l'avventura di perdersi.

Alcune annotazioni:

  • per allontanare i professionisti dell'elemosina, utile dire “No” con accento tedesco; uno di loro se ne è andato via subito mormorando fra i pochi denti “German”;

  • i turisti in generale e quelli italiani in particolare sono davvero pochi; in tutta la giornata abbiamo incontrato solo due connazionali;

Per finire la giornata la cena: dopo una attenta discussione con Emilio, cameriere del noto locale Blue Sky, nel tentativo di ordinare spaghetti di soia con verdura (quelli cinesi, insomma) ci siamo visti arrivare un bel piatto di spaghetti alla bolognese con aggiunta di salsa di agnello. Non male.


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sabato 2 febbraio 2008

2 Febbraio – Kolkata

Per il momento nessuna impressione, solo cronaca.

Ho letto che la città è cambiata dai tempi della Città della Gioia. Mi sembra vero. Ieri sera, nell'ora e mezzo necessaria per raggiungere Sudder Street (il centro), - con un traffico che riuscirebbe a mettere in difficoltà un napoletano -, ho visto tanti neon con la pubblicità di banche, immobiliari (“Ideal villas for your ideal life”; “Merril's Green Twin Towers”), Vodafone, centri commerciali (New Market, Pantaloon). Immagini di indiani occidentalizzati, ancora in contrasto con la gente che si incontra per strada ( come obiettivo di vita?).

Oggi giro turistico classico: tempio Birla Mandir, dedicato a Laxskmi Narayan, reicarnazione di Vishnu;Vittoria Memorial; Marble palace dove un ricco ha foderato la casa con i più svariati marmi e l'ha riempita di statue e quadri, incluso un Rubens e due enormi specchi belgi, fatti arrivare da tutto il mondo; St. Paul Cathedral, cattedrale anglicana; Kolkata panorama, dove in un'ora t'illustrano tutta la storia della città con ambientazioni e spettacolo multimediale.

La guida, Maline, ci ha detto che:

  • i diseredati sono tutti immigrati irregolari dal Bangladesh;

  • tutti gli abitanti di Kolkata hanno un cellulare;

  • ai giorni nostri chi andava a piedi ora prende l'autobus, chi usufruiva dell'autobus prende il taxi e chiamava il taxi si è preso un'auto propria; con l'avvento della nuova Nano tutti avranno una macchina!

Ci ha poi accompagnato (con celata resistenza?) alla Casa Madre dove abbiamo visitato la stanzetta (una brandina, un tavolo in legno grezzo, una scrivania in tre-quattro metri quadri) e il sepolcro in marmo di Madre Teresa.


1 Febbraio 2008 - New Delhi

La mia terza volta in India. Pensavo di essere un esperto e invece l'impatto è stato inaspettatamente forte. Una sensazione di estraneità e di rifiuto. E quando in albergo ho trovato un letto senza lenzuola, beh, mi sono scompensato. Ho dormito male e al mattino la prima immagine dalla finestra è stata di uno spazzino che raccoglieva l'immondizia aiutandosi con due assi di legno ho avuto un moto di disgusto.

E' vero che i ricordi tendono a essere piacevoli mentre la realtà è certamente più equilibrata.

Dopo un the nero forte (come si legge nei romanzi), abbiamo fatto un giro al Meena Bazaar, intorno alla moschea Jama Masjid, che avevamo già visitato nel 2006.

Dopo qualche incertezza nel caos dei risciò, tuk tuk, taxi, carretti, autobus e tanta, tanta gente ho ripreso a camminare con una soddisfacente familiarità. E' così sono tornate le sensazioni giuste confermando che l'India ricompensa la tolleranza e la capacità di addattamento.

mercoledì 30 gennaio 2008

É ora di partire

La casualità della disponibilità del volo ha fissato come data simbolica l'ultimo giorno di questo mese. “Vada nella sua amata India”, mi ha sollecitato Anna e io obbedisco.

Ho coltivato l'idea di questo terzo viaggio per mesi e, per la prima volta, ho studiato un itinerario fin quasi nei dettagli.

Solo due tappe: Calcutta e Varanasi.

Mia moglie e io trascorreremo quasi due settimane nella Città della Gioia. Leggo sia molto cambiata da quando Dominique Lapierre la descrisse. Tuttavia ci aspettiamo un impatto forte, che proverà la nostra capacità di tollerare.

La molla di questo viaggio è riassunta da questa frase di Madre Teresa, che accoglie l'eternauta con questa frase: "Look at our volunteers working here. They come from all over the world. They work in their respective countries to earn money, and then come here to serve others". Quando l'ho letta a Novembre scorso ero forse indifeso, certamente impreparato. E forse per questo, si è liberata una curiosità che non sono riuscito a dimenticare né a comprare con una donazione natalizia. Mi è piaciuta la disponibilità ad accogliere chiunque per ciò che sa fare, senza limiti di tempo, senza dover prenotare o appartenere ad una associazione. Solo se sei libero puoi scegliere con convinzione. Leggere le esperienze di Federica e di Angelo mi ha dato l'ultimo spintone. Da martedì 5 febbraio ne saprò di più.

La seconda e ultima tappa sarà Varanasi, la città sacra dove il corpo libera l'anima. Ho in mente la descrizione di Tiziano Terzani nel suo penultimo libro “Un altro giro di giostra”: “Dall'alto della terrazza del Ganges View guardavo ogni mattina il sole sorgere dall'altra riva del Gange e sulla mia riva la folla di fedeli chinarsi verso l'acqua...”.

Perché l'India? Nella cultura indiana la concezione del tempo è differente da quella occidentale; il passato, il presente e il futuro si confondono fra loro, l'ansia del domani pare indebolirsi permettendo di apprezzare il momento, di vivere la propria esistenza così da poter dire che ne è valsa la pena. Penso sia questo il motivo.

Due angeli del parco mi hanno regalato un Moleskine® nero. Sebbene davvero non mi appartengano le capacità di un Hemingway anche minore, vi trascriverò gli appunti viaggio.

Spero anche di riuscire ad aggiornare il sito con qualche fotografia in diretta: tenetemi d'occhio!

mercoledì 23 gennaio 2008

domenica 20 gennaio 2008

Nebbia

Come sempre paesaggi che si ritengono noti (e forse stranoti!) sorprendono per la capacità di mutare in ragione del tempo.
Cristalli di ghiaccio disegnano complicati ricami.

Rami e tronchi incrociano trame sul canvas mutevole della nebbia.
Giovani alberi in attesa di essere interrati sono segni precoci di una nuova primavera.


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giovedì 17 gennaio 2008

lunedì 14 gennaio 2008

Lo stritolatronchi

Nascosto nel parco ho incontrato questo selvaggio manufatto germanico capace di stritolare i tronchi.

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