domenica 14 febbraio 2010

Domenica, 14 Febbraio 2010

Non raramente qualcuno domanda se davvero muoiono i più poveri fra i poveri che sono ricoverati alla Casa dei Moribondi. È una domanda sincera, non necessariamente maliziosa, che ci si può porre osservando con superficialità all’immagine di cinquanta e più persone, sdraiate o sedute sulle solo brande disposte in tre file. Ci si aspetterebbe di vedere tutte persone in bilico fra la vita e la morte e invece la maggior parte di loro tutto sommato sembra stare bene. Insomma, altro che moribondi!

I più poveri fra i poveri vengono raccolti nelle strade e nelle stazioni, abbandonati da tutti. A Kalighat vengono lavati, rasati, vestiti, riscaldati, nutriti, medicati. Erano “morti” per la società e viene ridata loro una dignità.

La morte, quella fisica, è sempre presente. Basta poco. Questa mattina un paziente è spirato dopo aver finito il suo bicchiere di chai. Così, in silenzio. Dopo averlo adagiato nella barella di alluminio e averlo avvolto nel telo, durante il breve tragitto verso la camera mortuaria mi sono domandato chi fosse, quale fosse la sua storia. Non lo so. Un signor Nessuno che domani verrà accompagnato al crematorio comunale per tornare cenere. Dopo pochi minuti la sua branda era già occupata da un altro paziente. Il vuoto fisico era già scomparso cancellando ogni traccia dell’esistenza di un uomo.

Beati voi, che siete poveri, perché vostro è il regno di Dio”.

venerdì 12 febbraio 2010

Circular Restaurant

Si trova in AJC Bose Road, proprio di fronte a BMS. E così, anche per pigrizia, ho preso l’abitudine di andarci per cena a mangiare il riso biryani vegetale o con il pollo.


Circular


L’ambiente è buio, al limite del depressivo. Il volto del cameriere è amimico e contribuisce a creare un clima "dark" tipo pranzo dagli Addams. La prima volta è meglio andarci in compagnia. Il menù è ampio anche se non sempre tutti i piatti sono disponibili. Come detto il mio piatto preferito è il chicken biryani: due parti di pollo, un uovo sodo e mezza patata lessa seppelliti da riso speziato e soffritto. Ricco, altri locali spesso mettono frattaglie di pollo e ossa, e buono. La cucina è espresso per cui bisogna aspettare anche mezzora. Le porzioni sono abbondanti e ci si può mangiare anche in due. Ieri sera ho provato l’alu gobi, cavolfiori e patate in salsa di curry, e garlic naan, pane indiano con aglio: piacevole e senza conseguenze gastriche notturne.

Costo: da 120 a 200 rupie, inclusa la mancia e una bottiglia di acqua filtrata da un litro che poi si può portare via. Niente alcolici perché i proprietari sono musulmani. L’altra sera sono arrivati quattro giapponesi con una cassa di birra. Li hanno cacciati via perché "Rules are rules!" (quindi non provateci). Col tempo il cameriere ti accoglie con un mezzo sorriso e se sei solo arriva ad offrirti una copia di un quotidiano per ingannare l’attesa.

giovedì 11 febbraio 2010

Ed è ancora giovedì!

Quarto giovedì, quarto giorno di vacanza piena. Ma la notizia che voglio riferire risale a ieri sera quando al termine dell’Adorazione le novizie ci hanno regalato un momento di letizia in occasione della concelebrazione della S. Messa per la partenza dei 38 sacerdoti che dopo 12 giorni a Calcutta torneranno alle proprie diocesi. All’uscita dalla cappella dove si trova la tomba della Beata Teresa di Calcutta, il vescovo e il sacerdoti sono stati accolti dalle novizie che danzando alla luce delle candele hanno intonato un canto di ringraziamento e di augurio.


MotherHouse20100210_007 MotherHouse20100210_005

”Portate la luce con voi”. Al termine del canto, questo verso ha accompagnato la consegna delle candele a ciascun sacerdote, alcuni dei quali erano visibilmente commossi per la semplice bellezza e l’intensità del momento.


MotherHouse20100210_003

E grande è stata la mia sorpresa e la mia gioia quando tornando in branda ho trovato una candela, dono di padre Donald, un sacerdote irlandese che condivide il dormitorio n. 9. Che regalo (e che impegno)!

mercoledì 10 febbraio 2010

Rajarhat – New Town

A est di Calcutta sta sorgendo la nuova Kolkata. Salt Lake City, un quartiere residenziale di lusso, e Science City, l’area universitaria e tecnologica, sono già realtà. Proseguendo ancora verso oriente, ecco New Town, ancora in costruzione anche se IBM e importanti banche hanno già trasferito qui la loro sede.

Per arrivarci si può prendere il taxi. In totale il percorso partendo dal centro è di 12-13 km (circa 45 minuti) per un costo di 150-200 rupie (a seconda della vostra capacità di trattare e del desiderio del tassista di allontanarsi dalla città). Altrimenti c’è l’autobus AS1 che parte dalla stazione della metropolitana di Rabindra Sadan e per 10 rupie vi scarrozza per un’ora e un quarto includendo un tour a Science City e Salt Lake City.

Lo scenario è proprio quello della città che scaccia la campagna. Mucche, bufale, maiali pascolano davanti a costruzioni moderne (potremmo chiamarli anche grattacieli in un momento di esaltazione) tutte a vetrate o con architetture “impegnate”. I dipendenti di qualificate aziende, in camicia bianca e badge pendente, pranzano privilegiando i baracchini in legno ai bar che invece sembrano deserti. Lunghe file di “palazzoni” ospitano i ricchi che si sono trasferiti dal caos cittadino (in effetti il silenzio e la mancanza del suono ininterrotto dei clacson è notevole), ben protetti da cancelli di ferro e da guardiani che addirittura vorrebbero impedirti di fotografare. C’è anche un abbozzo di centro commerciale che propone arredamenti per tutti i gusti (una camera da letto in legno massiccio viene via con 46.000 rupie, circa 720 euro) e un supermercato che offre anche prelibatezze occidentali, come pasta Granoro e Barilla, anche integrale, olio d’oliva Berio, olive, patatine Pringles, … Forse è per via di questi beni preziosi che all’ingresso si viene sottoposti ad una accurata perquisizione degli zaini che viene sigillato non prima di aver etichettato la macchina fotografica. Peccato non ne vendano!

New Town

Clicca l’immagine per accedere alla galleria di 18 fotografie

martedì 9 febbraio 2010

A metà del viaggio

Ho ricevuto alcuni messaggi (sempre graditi) in cui c’è preoccupazione per la fatica che traspare nei miei post. È vero, è faticoso. Lo sapevo e comunque sono venuto qui. A metà di questo viaggio mi sento di dire che la solitudine, la fatica e i momenti di sconforto divengono secondari, perdono d’importanza tentando di pregare e meditare. E la serenità e la pace, tanto desiderate, d’improvviso ti colgono come un abbraccio amorevole. Non c’è più solitudine, non c’è mai stata e ogni fatica trova ristoro.

domenica 7 febbraio 2010

sabato 6 febbraio 2010

Sabato pomeriggio

Pomeriggio. Disteso in branda tento di raccogliere i pensieri mentre ascolto musica. Incominciamo dalla notizia più recente, l’arrivo di due giovani americani. Così siamo in sei nel dormitorio numero 9. Al completo. Solo una settimana fa questo mi avrebbe regalato un momento (o una crisi?) d’ansia. In realtà spero di essermi abituato abbastanza bene alla convivenza. I due compagni inglesi hanno stabilito regole chiare per l’abbigliamento da camera: mutanda anche abbassata in vita. Tornando indietro di venticinque anni, mi ricorda la caserma di Firenze.

Proseguendo nelle riflessioni personali, a Nirmal Hriday sto cercando di vivere, di far mia l’offerta di un servizio dedicato agli altri, rinunciando e rifuggendo da ogni compiacenza personale. Salutare con un sorriso tutti i pazienti di cui incontri gli sguardi, anche quelli con cui non hai niente a che fare o che non ti stanno particolarmente simpatici. Medicare non solo le piaghe ma comprendere e partecipare al dolore, alla paura, alla rabbia di chi soffre. Penso sia importante stabilire un legame empatico, ascoltando e offrendo il massimo rispetto al dolore, cercando di farne capire la necessità. Ieri un giovane ragazzo (venti, venticinque anni non di più), probabilmente con un deficit mentale, che medico per una ferita al piede e che talora è difficile da controllare perché reagisce con forza al dolore, ieri quando mi son o seduto accanto a lui per salutarlo mi ha abbracciato e si è accoccolato a me. Siamo stati così per qualche tempo, come fratelli, come fosse mio figlio. Comprendo oggi con chiarezza che questa gente chiede in primo luogo rispetto e attenzione amorevole. Certo, sembra ovvio, scontato ma nella pratica quotidiana non sempre riesce a essere la prima (e unica?) ragione del servizio. Ricordo la scorsa volta, quando ero più preoccupato degli aspetti corporali e talora andavo spiccio (non fa poi così tanto male, è per il tuo bene e mi mancano ancora tante medicazioni). La domanda è “Che cosa posso fare per te, fratello?”. Se hai innanzitutto bisogno che io ascolti il tuo lamento in bengali, io ti ascolterò con attenzione prima di ogni cosa e cercherò di dimostrarti che comprendo la tua sofferenza fisica e soprattutto il tuo sconforto morale per quel tuo piede dove la gangrena si è portata via la pelle lasciandoti la carne viva che brucia. E devo cercare di convincerti che quella carne viva non ti deve spaventare: è un buon segno; se saremo capaci di evitare infezioni pulendola e disinfettandola ogni giorno, se tu sopporterai, se tu mangerai con vigore e non ti lascerai andare, se tu vorrai continuare a vivere con i mesi guarirai e potrai tornare a camminare con le stampelle o faremo di tutto per darti una carrozzella. Penso ai nostri ospedali attrezzati e iperspecializzati dove molto (troppo) spesso il paziente deve subire una vera e propria trasformazione da essere umano, unico e irriproducibile, in una sequenza ordinata di organi potenzialmente trapiantabili. E allora caro Jodu, siccome qui non sei davvero in un ospedale, è giusto che tu abbia diritto a essere considerato per il tuo essere uomo sofferente prima che un piede da medicare.

giovedì 4 febbraio 2010

Giorno 19 (mi pare)

Questa mattina a stento ho trattenuto l’emozione, … Un paziente sulla quarantina, sempre accigliato ma di un malumore bonario in grado di ricambiare un sorriso, con un brutto diabete che l’insulina fatica a tenere sotto controllo e la gamba destra gli sta andando in gangrena. È molto sofferente. Mi sono sentito impotente e inutile, incapace anche di consolarlo …”

Martedì, mentre stavo scrivendo queste parole, egli stava spirando. Quando il mattino successivo ho visto la sua branda vuota mi sono aggrappato alla speranza di un improbabile spostamento in un’altra parte di Kalighat. Speranza inutile e breve. Questa è stata la volontà del Signore e solo oggi, dopo aver sedato un sentimento di rifiuto, riconosco che bisogna assoggettarsi sempre alla Sua saggezza e alla Sua infinita carità.


Questa mattina S. Messa con i 35 preti che sono venuti qui da ogni parte del mondo (è grazie a loro che ho dovuto cedere la mia stanzetta… pazienza!). Fra loro un italiano di Quartu Sant’Elena e molti spagnoli che sembravano italiani. Viaggiano da ieri in gruppi di 5 e visitano le diverse case. A Kalighat hanno lavato piatti e steso indumenti superando con ammirevole semplicità l’imbarazzo iniziale.

Oggi invece giornata di vacanza. E allora mi sono dedicato a qualche lavoro casalingo (c’è sempre qualcuno che mi pensa anche qui in India e così ho potuto trascorrere una buona mattinata leggendo e scrivendo… di riposo). Pomeriggio? Avventure in centro!

mercoledì 3 febbraio 2010

Immagini di strada

Alcune fotografie scattate andando dall’Howrah bridge a BBD Bagh (il centro commerciale di Calcutta che prende il nome da tre martiri del Bengala: Benoy, Badal e Dinesh Bagh) per arrivare alla stazione delle corriere all’Esplanade e poi congiungersi al gregge di capre in Sudder Street

Da notare il trasporto del pollame su due ruote con appesi tre cespugli di polli candidati al chicken masala o tandori.

Trasporto pollame

Clicca l’immagine per accedere alla galleria di 9 fotografie

lunedì 1 febbraio 2010

Domenica (15° giorno)

Mi scrivono che qui sembra tutto sia molto faticoso. La mia reale fatica è la solitudine non per mancanza di compagnia ma per mancanza di punti di riferimento. Ma lasciare la propria rete, i propri "punti fermi", le proprie sicurezze si sta rivelando la novità più stimolante (e faticosa) di questo viaggio.

Dopo il servizio a Nirmal Hriday, insieme ad un altro volontario italiano abbiamo fatto un giro al Maidan Park, dove ho ritrovato le innumerevoli partite di cricket, ho notato come la passione per il calcio stia crescendo, almeno a giudicare dall’impegno di numerosi giocatori su diversi campetti improvvisati. E poi quadretti familiari sullo sfondo del Victoria Memorial e i bambini che giocano con gli aquiloni.

Da ultimo, in programmazione dal 21 gennaio al cinema Elite (e in altre sale), Veer l'epica storia d’amore di un guerriero.

_1040942

Clicca l’immagine per accedere alla galleria di 11 fotografie

domenica 31 gennaio 2010

BMS Guest house

Ecco una immagine che forse rende il senso di pace (relativo rispetto al caos fuori le mura) di cui si gode all’interno di BMS. L’edificio sulla destra è quello nuovo dove si trovano le camere e la mensa. Quello a sinistra è quello originale dove ci sono gli uffici e i dormitori a cinque letti (dove, ahimè, finirò dall’1 Febbraio). E’ davvero un bel posto a pochi passi da Mother House e la corriera da Kalighat ferma quasi di fronte. Molto ricercato, occorre prenotarsi con grande anticipo.


BMS-2

Bisogna lasciare la cameretta

e raggiungere il dormitorio n. 9 al terzo piano. Da domani alloggerò con due preti. Comunque sono riuscito a ottenere la disponibilità di 7 notti in camera singola nella terza e nell’ultima settimana di febbraio. Bisognerà fare un po’ di spostamenti ma pensare di poter riposare qualche giorno è confortante.

Preparando la valigia ho pensato per un attimo di prepararmi alla partenza. E mi è venuta una “botta” di nostalgia. Beh, in fondo due settimane sono già volate via.

Un passero gentile è venuto a salutarmi e offrirmi un momento di solidarietà al momento di traslocare.


Passerotto

sabato 30 gennaio 2010

Ghat sul fiume Hugli

Dall’Howrah bridge è possibile vedere i ghat sulla riva orientale del sottostante fiume Hugli. Per raggiungerli è sufficiente lasciare il mercato dei fiori e proseguire verso sud per circa 300-400 metri.

Certo nessun paragone con i ghat di Varanasi. Tuttavia, si può seguire il rito dell’abluzione e della preghiera. Nel dubbio e per non disturbare meglio tenere la fotocamera sull’addome e scattare a … occhio.


Hugli Ghat-4
Cliccare sull’ immagine per accedere alla galleria di 5 fotografie

venerdì 29 gennaio 2010

La tomba di Madre Teresa

Venerdì sofferto questo inizio della terza settimana a Kalighat. Niente di grave, sia chiaro e sono certo che una visita alla Tomba della Beata mi sarà di grande conforto. 

Ormai ogni pomeriggio vengo qui per trascorrere qualche tempo pregando e riflettendo.

Mother Theresa Tomb

Nei giorni di festa c’è un grande via vai di gente che viene a pregare e a rendere omaggio. Gestualità e riti differenti per riconoscere il grande carisma di Beata Madre Teresa. Rispetto alla mia prima visita a Febbraio 2008, l’ambiente è divenuto più aperto. Si può entrare con le scarpe, tutti scattano foto e girano video e talvolta una Sister distribuisce un santino con medaglietta. E’ possibile lasciare un pensiero dentro la cassetta di plastica (proprio dietro al vaso in alto a destra).

Comunque, come dicevo è ormai un appuntamento fisso, un bisogno irrinunciabile di ogni pomeriggio. Inoltre, ogni venerdì si celebra la S. Messa alle 16.30 (per cui mi alzo un’ora dopo!).

giovedì 28 gennaio 2010

Mercato dei fiori

Giovedì: vacanza. Ecco l’occasione per una visita mattutina al mercato dei fiori, che si svolge proprio sotto il pilone orientale dell’Howrah bridge che poi attraversa per 705 metri il fiume Hugli.

Market Flower 01

Clicca l’immagine per aprire la galleria di 12 immagini.


C’ero già stato due anni fa e mi era sembrato più affascinante. Forse sarà stata la luce del tramonto …